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    <title>Blog crescita personale di Federica Silipo</title>
    <link>https://www.federicasilipo.com</link>
    <description>Parlo di me, del mio percorso di vita, parlo per me e per voi, ma anche di voi e del vostro percorso, della nostra crescita personale. Credo, forse. Il mio scopo è di diventare la migliore versione di me stessa. La mia citazione preferita è "Diventa chi sei" di Pablo Picasso.</description>
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      <title>Blog crescita personale di Federica Silipo</title>
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    <item>
      <title>UNO SGUARDO DAL BANCO</title>
      <link>https://www.federicasilipo.com/uno-sguardo-dal-banco</link>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           VOLO PINDARICO NELLA TESTA DI UNO STUDENTE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/book.jpg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Una sera ero a letto, riflettevo, sbadigliavo. Cercavo di rilassarmi lasciando andare i pensieri della giornata, più o meno belli. Nonostante la stanchezza, non riuscivo a prendere sonno. I ricordi datati rimbalzavano nella mente e si scontravano con quelli più recenti. Pensavo alle difficoltà del crescere, le mie, quelle di mio figlio, quelle di tanti, di tutti noi. E mi sono ritrovata a volare nella testa di uno studente. Un volo pindarico spontaneo, che ha preso forma di getto, senza che lo cercassi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ecco quello che ho trovato.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
             ¶
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Eccomi qua, un’altra ora con questo che mi guarda come se provenissi da un altro pianeta. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sarà forse per il piercing, per il tatuaggio, per lo sguardo solare e la voglia di vivere, per la faccia da bravo ragazzo che ho e che lo fa così arrabbiare, forse gli ricordo se stesso quando era dalla mia parte e soffriva quegli sguardi penetranti di chi ti osserva dall’alto in basso. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ora mette in atto la vendetta, la sua voglia di riscatto, con quel gusto sadico di avere lui il coltello dalla parte del manico.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Mi odia, credo proprio di sì. Non ne faccio bene una, mi critica, mi guarda e sono sicuro che pensa che dentro alla testa abbia solo acqua. Oppure pensa che sono talmente intelligente da fargli paura, ricordandogli le sue debolezze, quello che non sa o quello che fa finta di sapere, tutta la sua conoscenza che non è così granitica da permettergli di superare il muro che ci tiene a distanza. Perché se lo fosse, non avrebbe problemi a oltrepassare quella barriera, con un piccolo balzo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche oggi mi chiederà a denti stretti che cosa ho fatto, perché ho sbadigliato durante la lezione, perché sembro tanto presente e partecipe da fargli sospettare che io stia solo fingendo e pensando a tutt’altro. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sono forse troppo bravo? O troppo asino. Non gli vado bene così come sono, neanche ci prova a vedere come sono.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sta lì, mi fissa e cerca di pescarmi in fallo, quasi per avvalorare la sua tesi che sono un imbecille o semplicemente uno sfaticato, o per rassicurarsi che non sono un genio a cui non serve troppo sforzo per imparare. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ma io questa soddisfazione non gliela do. Lo guardo dritto negli occhi quasi a scrutare quel bambino timido, sofferente, silenzioso che guardava da questo banco il suo torturatore, un uomo che lo faceva sentire così infelice, così inadeguato. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            È la sua vendetta? È la sua inconscia ribellione a quello che è stato e che proprio non doveva essere? Un anonimo che non contava nulla nella sua classe, uno che non aveva titolo, non aveva considerazione. È questo che pensa di se stesso? O è questo che pensa di me?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Io non so da dove scaturisca questo feroce accanimento nei miei confronti. A volte mi chiedo se ci sia dell’umanità in questa persona, se abbia consapevolezza del suo ruolo così determinante per la mia crescita, per la mia serenità futura; per i miei ricordi di quando avrò quarant’anni e coltiverò con dolcezza o che rifiuterò di rivivere nella mia mente per il troppo dolore che mi provocano. E sui quali dovrò lavorare per lasciare andare e guarire.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non credo sia io il problema, in fondo il dilemma è dentro di lui, dentro ognuno di noi. Ma la proiezione delle nostre visioni limitate interiori sugli altri, purtroppo, è un male che affligge tutti, e non solo da dietro questo banco o dalla sua cattedra, tanto più alta del mio posto, dei nostri. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come ha fatto la vita a farlo sentire così inadeguato. Alla sua età non dovrebbe essere una persona risolta?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perché se la prende con me, con i miei compagni! Non sa che i numeri fanno male? Ma ciò che fa male è soprattutto il peso che gli dà, un peso ingiustificato, esagerato, assurdo. Sembrano essere l’unico obiettivo da perseguire qui dentro. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Se quei numeri sono alti, lo vedi che soffre perché è costretto a darmeli. Quel numero alto mi dà gioia, ma il voto lui non me lo dà con gioia, e questo non mi piace. Mai una volta che mi restituisse un compito con un sorriso! Così la mia felicità è menomata perché mi domando il motivo per cui dovrei gioire dell’insoddisfazione di qualcun altro. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Perché non riconosce la mia bravura, la mia dedizione, il mio senso di responsabilità nei confronti del mio futuro e di questa istituzione che chiamiamo scuola? Perché non ammette che i miei genitori mi hanno educato perbene, che sono una brava persona, un ragazzo in gamba, che ho buoni sentimenti. Perché si accanisce contro lo spauracchio di se stesso, si trincera dietro ai suoi problemi e giustifica ai suoi occhi tale comportamento con le sue insoddisfazioni quotidiane? 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non sta a lui risolvere i suoi problemi? Io ho i miei, anche se ho pochi anni ce li ho i problemi, e uno di questi è lui.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quindi perché scaricarseli uno addosso all’altro. Ognuno si risolvesse i propri. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da questo banco mi sembri così triste, che quasi provo compassione per te. Il “TU” te lo do nel mio cuore anche se poi non posso verbalizzarlo. Professore mi fai pena, ma non lo dico con ironia, lo affermo con comprensione e perché mi mette tanta tristezza pensare che alla tua età, un giorno, anch’io potrei essere così, anche se non sarò dietro a una cattedra. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dedico il mio “sguardo da questo banco” a tutti coloro che non si sono lasciati crescere, evolversi e che dovrebbero essere ancora dalla nostra parte, tornare a scuola. Sia perché hanno tuttora molto da imparare, sia perché in questo modo avrebbero una visione chiara di quello che noi sentiamo adesso, un ricordo più profondo di ciò che erano e che hanno vissuto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dedicato anche a coloro che invece ci fanno sentire esseri umani, considerati come quasi adulti degni di nota, coloro che quel fuoco interiore ce lo trasferiscono in piccole scintille ogni giorno, per tutti gli anni in cui rimaniamo seduti a questo banco.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Grazie a tutti, grazie ai risolti e ai non risolti perché, comunque sia, entrambi ci insegnate qualcosa. Entrambi ci spronate a evolverci.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ¶
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sono fuori dalla testa ora, o fuori di testa, scegliete voi. :-) Al prossimo volo. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/md/dmip/dms3rep/multi/book.jpg" length="91070" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 06 Feb 2023 20:49:30 GMT</pubDate>
      <author>2184976 (FEDERICA SILIPO)</author>
      <guid>https://www.federicasilipo.com/uno-sguardo-dal-banco</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>TUTTI I "NO" CHE NON HO DETTO</title>
      <link>https://www.federicasilipo.com/tutti-i-no-che-non-ho-detto</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           MI RIAPPROPRIO DEL "Sì" E TORNO A VIVERE
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/118d6e82/dms3rep/multi/Progetto+senza+titolo.png" alt="lettura" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Deludere qualcuno è sempre stato il mio incubo peggiore.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ho sempre avuto grande difficoltà a non accontentare gli altri. Forse per avvertire quella sensazione così soddisfacente di ricevere apprezzamento per la mia disponibilità, per il mio apporto, per sentirmi dire che sono gentile o probabilmente per timore delle critiche, di essere contestata, giudicata, contraddetta.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Risultare meno brava o non all’altezza delle situazioni mi ha sempre infastidito. Non soddisfare le aspettative altrui mi ha sempre creato disagio e un senso di inquietudine a cui dover porre rimedio, oltre che profondi sensi di colpa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il ruolo della brava bambina prima e dell’adulta responsabile poi mi ha sempre calzato a pennello.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per una questione di ego? Forse. Mostrare il meglio di sé è un obiettivo comune, e manifestare comprensione e apertura per il prossimo denota una grande empatia, che può essere motivo di vanto. Questo è molto “egologico”, se vogliamo sintetizzare con una parola esagerata la “logica dell’Ego”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La ricca soddisfazione di ricevere un “brava” o “come sei gentile e disponibile” fino a “sei un angelo”, non ha davvero paragoni. E ho vissuto di queste gioie per anni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dare così tanto valore agli altri, alcuni obiettano, denota poca autostima, una percezione di scarso valore di sé stessi. Può darsi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Istintivamente ho voluto sempre accontentare, assecondare, aiutare. Era qualcosa davvero più forte di me, dalla quale non potevo fuggire, dalla quale non volevo fuggire. Era così giusto, normale, necessario.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Osservare poi l’impatto del mio sostegno sulle vite di genitori, familiari, in particolar modo, ma anche amici, conoscenti persino sconosciuti, persone e animali, mi ha sempre dato grande appagamento. Un senso di amore e generosità crescevano in me a ogni “sì” e alimentavano quella voglia di dare che mi ha contraddistinto sempre.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A ogni sì che dicevo, diminuiva l’interrogativo della domanda. Più sì, meno dubbi per chi esprimeva la sua esigenza di aiuto; ancora più si, e i dubbi su una risposta affermativa da parte mia scemavano completamente nel tono della voce dell’interlocutore, fino a diventare parole che ormai componevano un’affermazione. Il sì era diventato implicito, un tutt’uno con la domanda, retorica. Fino ad arrivare a non dover nemmeno rispondere. Da me ci si aspettava un sì, era automatico, scontato, innegabile.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per quanto avessi potuto avere le mie esigenze, che avrebbero dovuto, in alcuni casi, prevalere sulle richieste degli altri, la scelta ricadeva, la maggior parte delle volte, sull’accontentare il richiedente. Anche contro i miei interessi, anche se dovevo sacrificarmi per aiutare, anche se quel sì strideva dentro di me come carta vetrata sul ferro.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Mi ha sempre fatto male leggere la delusione sul viso degli altri e, per non avvertire quella sofferenza, assecondavo le richieste. Spesso non erano nemmeno richieste: agivo prima che mi venisse domandato, che si creasse quel dubbio su chi potesse intervenire in una determinata situazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il mio voler essere brava a ogni costo, sempre “egologicamente” parlando, determinava il mio comportamento? In parte sì, non lo nego. Ma qualcosa di più profondo mi ha sempre spinta.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non sono mai riuscita a rimanere indifferente alla sofferenza. Questo lo considero un gran dono. La compassione, l’empatia sono caratteristiche che mi riconosco e di cui sono fiera. Sono grata di essere così. Non potrei essere diversa. E non voglio nemmeno essere presuntuosa. Parecchie persone sono molto più generose di me, trovano mezzi migliori per esprimere queste doti e lo fanno in maniera più efficace. E meno autodistruttiva.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Qui sorge uno dei più grandi interrogativi della mia vita e, immagino, della vita di molti: dov’è quel punto del giusto equilibrio tra l’aiutare gli altri e il preservare se stessi? Laddove equilibrio significa che il prossimo riceve aiuto e il donatore non penalizza pesantemente la sua vita nel darlo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sono stata sempre un asino in questo. Mi sono sempre buttata a capofitto nelle situazioni difficili per i miei familiari, persone che avevano necessità di salute e non solo. Facendomi male ogni volta perché prendevo una rincorsa troppo breve e atterravo di frequente su terreni scogliosi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Era l’ego a guidarmi o la parte migliore di me che non riesce a rimanere indifferente di fronte a un’opportunità di aiuto?  Bocciata anche in questo, per tutta la vita. Non ho mai saputo delineare una netta distinzione tra ciò che mi obbligava e ciò che amorevolmente mi spronava. Quel che è peggio è che nemmeno mi rendevo conto di questa differenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Dovevo intervenire a tutti i costi e non riuscivo a capire chi rimaneva immobile di fronte alla sofferenza o a una richiesta di aiuto, palesata o meno che fosse.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Considero un dono leggere le esigenze delle persone, e mi dà grande gioia soddisfarle, soprattutto in contesti di grandi difficoltà e sofferenze. Purtroppo, a volte, non c’è nemmeno tanto da leggere, sono talmente evidenti che non ho mai compreso come si possa voltare le spalle di fronte a tali afflizioni.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Anni fa sono venuta a conoscenza di un’espressione inglese: “People pleasers”. Cioè coloro che accontentano gli altri, che non ne possono fare a meno. Le motivazioni possono essere diverse per ognuno, ma tendenzialmente sono simili: impossibilità di dire “no” perché altrimenti ci si sente cattivi o in colpa, esigenza di non sentirsi egoisti dando priorità a sé stessi piuttosto che agli altri, necessità di fare sempre la cosa giusta.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In questa definizione mi ci sono riconosciuta in più occasioni e costituisce una sorta di trappola. Vedersi costretti ad aiutare perché altrimenti si sente dolore, non è mai qualcosa di sano. Mi sono avvelenata per anni con scelte che hanno sostenuto il prossimo, ma che ogni volta consumavano un po’ di me. Questa credo sia la peggiore delle vie nel sostegno al prossimo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È la via che ho praticato anche io, nella quale mi sono impantanata. Non sempre, ma nemmeno di rado.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ho detto sì quando avrei voluto dire no, senza sentire quel dolore che il rifiuto, raro, provocava in me e anche in qualcun altro. Ho sempre avuto la presunzione che le cose sarebbero andate male se non fossi intervenuta, che nessuno lo avrebbe fatto al posto mio. È quello che vedevo, che osservavo intorno a me. Forse non ho lasciato agli altri la possibilità di esprimersi, di tirar fuori quel senso sopito di compassione, probabilmente perché ero sempre in mezzo. Ho voluto fare tutto da sola da quando ero piccola. Solo io sapevo come aiutare, solo io capivo come intervenire, solo io mi muovevo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non ho lasciato spazio a chi magari sarebbe voluto intervenire a proprio modo, arrogandomi il ruolo di leader nella gestione delle situazioni di emergenza, condannando allo stesso tempo gli altri perché me lo lasciavano fare, a ogni età. La compassione era tutta mia, l’apporto esclusivo, il giudizio feroce.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Mi nascondevo dietro l’immagine di vittima, quando il mio ego si crogiolava mentre mi lanciavo in un nuovo caso umano. Chi altri sarebbe potuto intervenire se non io? Io, io. L’ego cresceva a dismisura, nascondendosi dietro una totale e disarmante generosità. Si pavoneggiava di fronte al sacrificarmi, al rinunciare a me stessa e alle mie esigenze negate che scavavano silenziosamente un vuoto, diventando, di giorno in giorno, una voragine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Una voragine scavata da tutti quei “no” che non ho detto.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sono la definizione più azzeccata del “people pleaser”, ne sono l’incarnazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ora basta. Al mio ego non permetto più di definirmi, sminuendo la mia vera natura, celandola. Perché se si fosse fatto da parte in più circostanze, sarebbe emersa quella ragazzina dolce e generosa, pronta a sacrificarsi per il bene degli altri, con amore e compassione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Lei avrebbe persino imparato a dire “no” quando, pur soffrendo per la malattia di un familiare, avrebbe scelto di partecipare al dramma solo in parte, non sempre da protagonista, con quel giusto e sano equilibrio che avrebbe lasciato spazio al coinvolgimento di altri attori, a chi avrebbe voluto collaborare, ma non sapeva come entrare in scena.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Avrebbe permesso di aprire il sipario su chi poteva maturare una coscienza dell’aiuto, partecipando agli eventi drammatici, non sgombrando sempre le vie di fuga ai coprotagonisti. E avrebbe partorito una donna che non si sarebbe identificata in una definizione inglese ascoltata molti anni dopo. Una donna che avrebbe saputo dire di “si” con un tempo perfetto, espandendosi al sussurro gentile della sua anima che la pregava di intervenire, piuttosto che contrarsi al grido dell’ego che le ordinava di immolarsi per ogni causa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La donna che non sono diventata, ora si porta dentro quella voragine, a cui deve porre rimedio, per tutti i no che non ha detto.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Non mi è mai mancata compassione, empatia e generosità, è ciò che sono. E aiutare il prossimo è ciò che intendo continuare a fare, ma ora le modalità cambiano. Devono cambiare. Qual è il giusto equilibrio? L’unica risposta onesta che posso dare è che ancora lo sto cercando. Ancora mi chiedo, ogni volta, che cosa voglio veramente e rimbalzo tra il no e il sì con un fare quasi folle.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Amo vedere la gioia negli occhi delle persone, anche solo per un piccolo gesto di gentilezza ricevuto, la cerco quella gioia e so che agisce in accordo con la mia verità. Quando però sento stridere in me un sì uscito a stento, so che mi sto facendo del male, ancora una volta, e il bene elargito con tanta sofferenza porta un beneficio menomato.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Scelgo quindi di osservarmi e sentire, di fronte a richieste di aiuto, sostegno, favori in genere. Mi osservo e rimango in attesa che si manifesti quella scintilla che mi nutre in ogni momento dell’atto di generosità. Perché la persona con la quale sono stata meno generosa in tutta la mia vita, sono proprio io.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ora inizio a dire “si” anche a me stessa e la voragine di tutti i “no” che non ho detto, prima o poi, risulterà un po’ meno profonda. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 06 Feb 2023 12:54:33 GMT</pubDate>
      <author>2184976 (FEDERICA SILIPO)</author>
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      <title>"MAMMA, DIVERTITI COME UNA BAMBINA!"</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            E COSI' HO DATO ASCOLTO AL POLIGLOTTA DELL'AMORE
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/md/pexels/dms3rep/multi/pexels-photo-1683975.jpeg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il compito dei genitori non è facile, ma nemmeno quello dei figli. Grandi o piccoli che siano, ci fanno preoccupare, agitare, irritare, ma anche i nostri comportamenti hanno gli stessi effetti su di loro.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per quanto possano suscitare le nostre ire, riescono sempre a farci sorridere con i loro atteggiamenti strampalati, le facce buffe e quella spontaneità che purtroppo rimane intrappolata nella prima manciata di anni di vita. Ma quello che i bambini sanno fare meglio è amarci incondizionatamente, anche quando si nascondono dietro a un comportamento ribelle, quando ci sembra che la loro missione sia farci perdere le staffe e quando il nostro copione di critiche quotidiane nei loro confronti si arricchisce di nuovi spunti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Non importa quanto vengano sgridati, riescono sempre a stupirci con un abbraccio inaspettato o con una frase saggia che non sappiamo spiegarci da quale angolo del cuore l'abbiano pescata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
            I bambini sono i nostri maestri e se solo riuscissimo a imparare da loro, saremmo in grado di vivere un'esistenza più piena, spontanea e irrazionale, un'esistenza con i colori dell'arcobaleno che sa cogliere l'attimo presente, che si rifiuta di appesantirsi di un passato di rimpianti e di un futuro dipinto a gradazioni di grigio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           I bambini sanno riempire la nostra giornata con perle di saggezza espresse non solo con le parole, ma con sorrisi, scherzi, smorfie e anche visetti imbronciati. Sono i poliglotti dell'amore, i poeti dei capricci e i pittori della facilità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Se solo provassimo a comunicare nelle loro lingue, a mettere in pratica i loro consigli spiattellatici sotto il naso con una semplicità disarmante, i nostri mondi si fonderebbero, senza rimanere alla distanza di genitore-figlio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quanto ne guadagnerebbero le nostre vite di adulti rapiti dal frenetico scandire del tempo, vittime del "devo fare" e schiavi del "prima il dovere, poi il piacere". Quanto gioverebbe a quei piccolini che a volte ci sembrano marziani atterrati per caso sul pavimento del nostro salotto messo a soqquadro. Quanto favorirebbe quei cuccioli, gnomi, passerotti e tesori che a volte etichettiamo come pesti alla fine di una giornata che ci ha tolto il fiato e la voglia di ridere delle loro marachelle. Quanto agevolerebbe le pubbliche relazioni tra il paese "genitori" e il paese "figli", con un interscambio culturale reciprocamente vantaggioso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quando aveva sette anni mio figlio mi disse: "Mamma, divertiti come una bambina!" Mi è preso un colpo perché chiedendomi quando fosse stata l'ultima volta che mi ero divertita moltissimo, non sono riuscita a darmi una risposta.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Da allora ho deciso di impegnarmi, con tutta me stessa, ma non con il cuore ferito da delusioni, critiche e arrabbiature, bensì con quel cuore di bambina che ha ripreso a battere dopo tanto tempo. Talvolta ho zoppicato, di nuovo, e in quei momenti mi sono ripetuta come un mantra quella frase: “Divertiti come una bambina”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
            So che fare il genitore è difficilissimo e ci sono momenti in cui gridare, arrabbiarsi e una bella sculacciata sembrano essere le soluzioni migliori per fuggire da una situazione in cui ci si sente in trappola, quasi vittime dei propri figli.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            So anche che a volte si ha la sensazione di non sapere più come agire, quando le parole cadono nel vuoto, le critiche non sortiscono gli effetti desiderati e si viene biasimati per il comportamento dei propri figli.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           So anche però che una giusta sintonia tra il nostro e il loro mondo è possibile: ragionando di più con il nostro cuore di bambini, quel cuore con le ali che è ancora pronto a spiccare il volo; rendendo loro più partecipi del nostro mondo, spiegando invece di imporre, lasciandoli esprimere invece di zittirli, facendogli capire perché una cosa non si fa e perché un'altra si deve fare. Affinando la comunicazione, non solo verbale, non esisteranno più il nostro e il loro mondo, ma uno solo che brillerà come porporina su un biglietto di auguri.
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    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
        
            È per questo che è nato il progetto delle MeditaFiabe, per avvicinarci ancora di più a loro e per avvicinare loro al nostro ruolo di adulti. Le meditazioni che trovate nel sito hanno il compito di facilitare il ruolo dei genitori, ma anche quello dei figli. Amiamo profondamente i nostri cuccioli e faremmo di tutto per proteggerli, aiutarli e sostenerli nel loro cammino.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le storie sono studiate per alleggerire alcuni dei principali problemi che si trovano ad affrontare bambini e adolescenti in una società che chiede loro tanto  alla quale possono dare tanto con l'entusiasmo di cui sono capaci. Ma anche da adulti si ha bisogno di attenzione, sostegno, amore. Sentire le fiabe assieme ai propri figli nutrirà anche il bambino o la bambina interiore che ognuno di noi custodisce dentro di sé.
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      &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
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      <pubDate>Sun, 15 Jan 2023 07:16:17 GMT</pubDate>
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